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Calzature vegane: una seconda vita per gli scarti agroalimentari

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calzature vegane

Le idee proposte dall’approccio circolare all’economia sono basilari per l’idea di futuro che si va delineando su scala nazionale.

Sembra sempre più essenziale accorciare le filiere, unire gli sforzi. Coinvolgere attori economici di provenienza diversa. Lavorare sulla riduzione dei consumi alla fonte. Dove possibile, sul riciclo di materiali portati a vivere una seconda esistenza produttiva e commerciale.

Questo tipo di approccio potrebbe legare settori diversi, apparentemente distanti, ma che convivono nel medesimo territorio senza, per ora, incontrarsi.

Una visione interessante potrebbe coinvolgere il comparto calzaturiero. Un pilastro del tessuto produttivo marchigiano che, tuttavia, desta seria preoccupazione dal punto di vista ambientale.

Il nostro territorio infatti, ad un osservatore di passaggio, potrebbe sembrare un’oasi. Eppure cela delle insidie, come quelle che investono le falde acquifere e gli alvei fluviali, nelle aree ad alta densità calzaturiera.

Tuttavia, il connubio tra ambiente agricolo e spirito imprenditoriale potrebbe rinnovarsi grazie alle buone pratiche dell’economia circolare. Ecco un esempio.

Ecco la calzatura in “pelle di mela”

L’ambito calzaturiero impone corpose conoscenze tecniche su collanti, materiali, conciature. Apparentemente, quanto di più difficile da gestire in relazione all’ecologia ed alla tutela del territorio. Ma un’azienda veneta ha impostato una filiera che le consente di produrre calzature vegane.

Scarpe costruite utilizzando una similpelle generata dagli scarti produttivi delle mele. Questi ultimi, infatti, essiccati e lavorati, costituiscono una prodotto di consistenza similare alla cellulosa che, mescolato a poliuretano, viene spalmato su cartone riciclato generando una sorte di “pelle di mela”. Inoltre, sempre nell’ottica di una visione “circolare” di economia, dalla bottiglie di plastica usate viene generato un filato (da convertire in poliestere) con cui si realizzano lacci ed inserti di tomaia.

Un cambio di paradigma che alleggerisce notevolmente il “peso” ambientale della filiera calzaturiera, intersecando con intelligenza lo spirito del territorio agricolo di residenza. Dando vita nuova ed opportunità ai molti scarti del comparto agrario ed ortofrutticolo.

Oltre a ciò, per gli inserti in pelle la ditta si avvale di una concia “metal free”, senza metalli pesanti, e tinge le parti colorate con coloranti vegetali.

Inoltre, l’azienda ha costruito un vero e proprio marketing etico, veicolo promozionale fondamentale, sviluppando una lodevole campagna di riforestazione abbinata alla commercializzazione delle sue scarpe vegane, aggiungendo così prestigio e credibilità al proprio brand.

In più, l’impresa compensa le proprie emissioni di CO2, disegnando una vera e propria gestione globale, ed ha impostato una collaborazione con aziende produttrici di pavimentazioni per parchi giochi affinché il prodotto non finisca in discarica neppure al termine del proprio ciclo di utilizzo.

Benché possa non apparire evidente a molti, il comparto “moda” è altamente energivoro e questa tendenza sarà ancora crescente, verosimilmente, nel vicino futuro.

Riteniamo importante generare una visione che chiuda il cerchio dei consumi e dei rifiuti. Che stimoli un’innovazione che si ponga in relazione col proprio territorio, con la propria agricoltura e col proprio impatto ambientale.

Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli Piceno – Fermo