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Gli scarti di pelletteria diventano risorse. Dalla Toscana un esempio di approccio circolare

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pelletteria economia circolare

Le nostre province sono patria di grandi artigiani. All’interno del nostro territorio è la produzione di pelletteria a far da padrone.

Data l’importanza socio-culturale del settore in questione, sembra ovvio auspicare un rinnovo delle logiche imprenditoriali alla luce di un approccio circolare all’economia. Ciò aiuterebbe la comunità civile, che guarda all’attività lavorativa come ad una peculiarità essenziale del proprio territorio, dando impulso anche ad un sano ricambio generazionale.

Quotidianamente, in distretti come il nostro, grandi quantità di scarti di pelletteria sono avviate allo smaltimento. Indispensabile trovare soluzioni che aiutino i pellettieri a ridurre gli sprechi salvaguardando l’ambiente e migliorando l’efficacia della propria azione.

Dalla Toscana un esempio virtuoso di pelletteria 

In altre regioni a medesima vocazione esistono già iniziative di successo. Un’impresa Toscana, ad esempio, recupera ritagli e scarti di pelle per creare una linea di prodotti a prezzo ridotto.

L’idea è del 2010. Come nacque? Dalla semplice osservazione dell’attività lavorativa.

Una mole di ritagli di pelle etichettati come “rifiuto” giaceva sul pavimento del laboratorio in questione. Quel materiale, pelle certificata e di altissima qualità, la stessa utilizzata dai grandi marchi per la produzione di accessori e borse, non poteva smettere di costituire un patrimonio aziendale prezioso. Non si doveva assolutamente sprecare.

Gli scarti del ciclo produttivo infatti, se non recuperati, sarebbero stati da considerare come rifiuti pericolosi (a causa dei valori troppo alti di cromo). Perciò, come tali, avrebbero dovuto essere avviati ad incenerimento. Si giunse pertanto alla conclusione che, con un minimo di riflessione e di iniziativa, tale procedura di per sé inquinante, nonché costosa, si sarebbe potuta evitare.

L’impresa aveva così modificato il proprio sguardo, trasformando gli scarti da “rifiuti” in “risorse”. I costi in ricavi. Attuando concretamente le ipotesi principali dell’economia circolare. Dando vita ad un’estesa filiera di raccolta di quella stessa tipologia di “scarti” in tutto il distretto produttivo toscano. Una vera “banca” del territorio da cui anche altre imprese potessero attingere, e che ora consente di dare nuova vita a manufatti artigianali di fascia economica.

Questo esempio ci racconta della possibilità di un cambio di mentalità che si potrebbe estendere facilmente alle imprese marchigiane, legando saggezza, risparmio e sfide dell’attualità.

Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli Piceno – Fermo