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Moda, ecco le regole della ripresa

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Moda - Moira Amaranti

Programmazione, creazione di orizzonti virtuali e ripresa delle esposizioni “reali”, la ricetta per il comparto Moda.

Crollo dei mercati causa lockdown nazionali, l’impossibilità di prendere contatti con i buyer internazionali o il grande stato di incertezza che frena la ripresa. Sono solo alcuni dei pesanti aspetti della pandemia che stanno incidendo negativamente sul comparto moda. Una filiera strategica per la nostra regione, con le Marche che stanno soffrendo più di altri territori la crisi innescata dal Covid-19.

Confartigianato invoca allora una rapida scossa per plasmare la ripresa, capace di puntare i riflettori concretamente sulle MPMI, di contribuire alla loro reale digitalizzazione senza dimenticare la necessità di creare nuove occasioni per incontrare “fisicamente” operatori e buyer. Presentando, infine, una programmazione nazionale di respiro. Lungimirante e attenta.

Moira Amaranti, Presidente nazionale della Calzatura di Confartigianato Imprese, osserva che “il mercato è cambiato, con le piccole imprese che stanno andando avanti nella creazione di e-commerce e la presentazione dei campionari in digitale. Il processo di digitalizzazione interno ed esterno è importante e va supportato, ma la qualità delle nostre produzioni Made in Italy e Made in Marche acquista ulteriore valore dal contatto diretto. In un momento in cui sono state cancellate le più importanti fiere, dobbiamo trovare nuove forme per creare occasioni d’incontro con operatori e buyer.

La nostra regione è votata all’export, quindi siamo fortemente penalizzati: i clienti sono sì fidelizzati, ma senza una visione “di persona” del prodotto italiano il mercato è frenato, mentre la concorrenza è altissima. È giunto il momento di prendere decisioni coraggiose, con interventi decisi. Le soluzioni devono essere trovate immediatamente”.

Sulla programmazione fa leva Lorenzo Totò, Vicepresidente interprovinciale: “I problemi del comparto sono vasti, dalle difficoltà nel credito alla mancanza dei ristori, e sono priorità da risolvere quanto prima. Ci preoccupa il profondo stato di incertezza che stiamo vivendo. Le nostre aziende sono pronte alla ripartenza, hanno le forze giuste per innestare cambiamenti strutturali nella produzione o nel proprio assetto. Ma devono essere aiutate ad intraprendere il percorso”.

 

 

Pierpaolo Pennesi, Presidente regionale e interprovinciale comparto Abbigliamento, aggiunge: “I dati odierni sono allarmanti, specie a livello territoriale. Se la media nazionale ha subìto una riduzione intorno al 26-27% su base annua, nelle Marche la flessione arriva al 30% nel settore abbigliamento. Mentre nel wedding il fatturato si è addirittura quasi azzerato. Abbiamo distretti industriali che sono allo stremo. Ricordiamoci che il loro motore trainante è costituito da piccole e micro imprese a conduzione familiare, che non hanno accesso ad alcun sussidio dato che i loro componenti sono generalmente soci lavoratori dell’attività.

Quanto ai ristori, al momento sono arrivate solo briciole, speriamo nei proclamati “ristori 5 “che il Governo sta pianificando ma temo risolveranno ben poco. Per avere un assetto efficace per la ripartenza ritengo sia necessaria una maggiore flessibilità nella contrattualistica del lavoro, un corposo snellimento degli adempimenti burocratici ed un sostegno delle istituzioni.

È quindi essenziale creare condizioni strutturali per facilitare la ripresa, e credo inoltre che vada sostenuta con decisione la digitalizzazione delle piccole e micro imprese”.

Per Cristina Orlandi, Presidente regionale e interprovinciale comparto Pelletteria, “l’emergenza sanitaria ha avuto ripercussioni su un settore già in difficoltà vista la concorrenza di produttori esteri. La contrazione della domanda è pronunciata. La mancanza di liquidità ha rappresentato un grande freno per quelle realtà che stanno mettendosi sul mercato digitale: l’unica occasione per entrare in contatto con i buyer, specie per le imprese votate all’export. L’annullamento di Micam e Mipel ha accelerato il processo di digitalizzazione.

L’auspicio è che vengano potenziati strumenti per facilitare i contatti online con i clienti. Sia creando nuove piattaforme B2B e showroom digitali innovativi, sia mettendo in congiunzione le realtà con ambienti digitali già esistenti come Amazon o Nuorder”.

In Italia, le imprese del settore calzaturiero sono 12.727, di cui 3.858 marchigiane – le conclusioni di Paolo Capponi, Responsabile interprovinciale Moda -. La prima provincia in Italia per dimensioni nel comparto è proprio quella di Fermo, e il distretto rappresenta l’11% dell’export nazionale. Quindi è evidente come moda e calzaturiero generino un movimento cruciale per il nostro territorio. Siamo conviti che tornare quanto prima all’internazionalizzazione in presenza sia fondamentale.

Il digitale è importante, ma da solo non basta: la visione in presenza fa acquistare ai nostri prodotti un concreto valore. Non velocizzare gli interventi per contrastare le ripercussioni della crisi porterà conseguenze sulla tenuta sociale. Chiediamo quindi una spinta verso tutte le azioni strutturali capaci di contrastare l’evoluzione pandemica. Ritornando così quanto prima a lavorare in sicurezza in presenza, avendo maturato un’arma in più nella digitalizzazione”.

Confartigianato Imprese Macerata – Ascoli Piceno – Fermo